Cartelle pazze

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Una delle più recenti e attuali problematiche che affligge i cittadini italiani è rappresentata dalle cosiddette sanzioni amministrative per infrazioni al Codice della Strada da cui trae origine il fenomeno delle cartelle di pagamento notificate dalla Gerit che è l’Agente riscossore del Comune competente.

Quando, infatti, alla Pubblica Amministrazione risulta che un verbale non sia stato pagato, o che sia stato pagato in ritardo, la somma richiesta viene iscritta a quello che in gergo tecnico viene chiamato “ruolo esattoriale”, in forza del quale vengono poi emesse, appunto, le cartelle di pagamento (anche dette, con il termine tributario, cartelle esattoriali).

Questi atti rappresentano un vero e proprio incubo per la maggior parte dei cittadini, che si vedono recapitare richieste di pagamento di centinaia o addirittura migliaia di euro, senza spesso capire da che cosa possa originare questa richiesta.

Oggi il fenomeno del recupero esattoriale delle sanzioni amministrative è divenuto preponderante, con ogni più ovvia conseguenza, anche negativa, come quella delle “cartelle pazze”, ossia cartelle emesse pur in assenza di criteri legittimanti l’emissione stessa Scopo di questa guida è, quindi, di fornire al consumatore tutte le informazioni utili su tale materia, al fine di di poter capire come interpretare le cartelle , di poter sapere a chi rivolgersi per ricevere spiegazioni sulle richieste esattoriali e, solo ove ne sussistano i presupposti , di poter agire giudizialmente per ottenerne l’annullamento..

Cos’è una sanzione amministrativa?
Una sanzione amministrativa è una pena pecuniaria che viene irrogata qualora si commetta un illecito amministrativo.

L’esempio più usuale di una sanzione amministrativa è quella che comunemente viene chiamata multa, ossia la sanzione conseguente alla violazione del Codice della Strada.

Tale sanzione viene irrogata da un verbale che può essere o redatto e contestato immediatamente (quando l’automobilista viene fermato dal verbalizzante nel mentre degli accadimenti) o successivamente (quando la contestazione immediata non sia possibile), tramite la notificazione alla residenza del cittadino sanzionato.

La notifica secondo il Codice della Strada deve avvenire entro 150 giorni dal giorno dell’infrazione.

Quando l’infrazione viene rilevata da un sistema meccanizzato (ad esempio un autovelox) i 150 giorni decorrono dal giorno dell’accertamento, ossia da quando il personale verbalizzante ha visionato i filmati o le fotografie.

Dal giorno della contestazione immediata o della notificazione del verbale, il destinatario della sanzione ha 60 giorni di tempo per fare opposizione (o al Giudice di Pace o al Prefetto) oppure per provvedere al pagamento del dovuto.

Quando una multa non viene pagata entro il sessantesimo giorno, questa si raddoppia, quindi qualora si provvedesse al pagamento della sanzione indicata in verbale tardivamente, la multa non si estingue, perché rimane da pagare la metà rimanente. Cosa succede se alla Pubblica Amministrazione non risulta il pagamento della multa?

Quando a chi ha emesso il verbale (Comuni, Province, Ministero dell’Interno – Polizia Stradale, Ministero della Difesa – Corpo dei Carabinieri, Ministero delle Finanze – Guardia di Finanza) non risulta il pagamento della multa elevata, oppure risulti che il pagamento è stato effettuato oltre il termine dei 60 giorni, questi procede al recupero delle somme che ritiene dovute attraverso la stessa procedura delle tasse che si reputano impagate, vale a dire attraverso la cosiddetta iscrizione al ruolo esattoriale.

I ruoli esattoriali vengono consegnati a chi svolge l’attività di esattoria, ossia di recupero delle somme iscritte.

Questa attività, nel Lazio, è svolta dalla Equitalia Gerit s.p.a.

Compito della Equitalia Gerit s.p.a. è quello di ricevere i ruoli, predisporre le cartelle di pagamento, notificarle e di occuparsi di tutta l’attività necessaria finalizzata a ottenere il pagamento di quanto richiesto.

Precedentemente alla cartella di pagamento deve essere notificato qualche atto?

Sì, assolutamente.

Il recupero delle sanzioni amministrative che risultano impagate o pagate tardivamente deve essere svolto – come detto – secondo le norme relative all’esazione delle tasse.

Per questo anche per quanto riguarda questa materia, l’Ente creditore, prima di consegnare i ruoli al proprio esattore, deve notificare al contribuente un avviso bonario di pagamento, nel quale si informa il destinatario della sussistenza del presunto debito e lo si invita a saldare la propria posizione o a comprovare il fatto che la richiesta sia illegittima, al fine di evitare l’iscrizione al ruolo e l’emissione della cartella.

L’avviso bonario di pagamento deve contenere l’indicazione precisa del verbale (o dei verbali) a cui si riferisce, al fine di permettere al contribuente per poter verificare la fondatezza o meno della richiesta (per questo motivo è sempre necessario che ognuno mantenga i verbali ricevuti e le prove dei pagamenti sino al termine di prescrizione massimo previsto dal nostro ordinamento, ossia 10 anni, proprio al fine di poter sempre verificare ogni richieste proveniente dall’Erario).

La norma, sancita dall’art. 6 dello Statuto dei Contribuenti, è fondamentale, sia perché sancisce un’evidente nullità della procedura esattoriale laddove avviata senza la previa notificazione dell’avviso bonario (da far valere nei modi che spiegati appresso nel paragrafo “Quali sono le azioni a difesa dei propri diritti?” – “L’azione ex art. 615 c.p.c.”), sia perché tutela il cittadino e gli si permette di evadere il pagamento di quanto richiesto (se dovuto) evitandogli le more e gli interessi successivi.

Quando si riceve un avviso bonario di pagamento e si reputi non dovuta la richiesta perché:

1.
si è fatta opposizione al verbale di cui si chiede il pagamento e sia intervenuta la sentenza di accoglimento (del Giudice di Pace) o il silenzio assenso (del Prefetto);

2. si è fatta opposizione al verbale dinanzi al Giudice di Pace il quale in attesa dell’esito del giudizio ha sospeso l’efficacia dello stesso;

3. l’avviso è stato notificato allegando le prove della notificazione del verbale (cosiddetta relata di notifica) da cui può evincersi che questa sia stata fatta illegittimamente (ad esempio a un indirizzo a cui non si è mai risieduti), si ha diritto a richiedere lo sgravio della posizione.

Sgravio e autotutela. Lo sgravio è il provvedimento che emette direttamente l’Amministrazione interessata a seguito della cosiddetta richiesta di annullamento in autotutela, procedura amministrativa con la quale il contribuente richiede all’Ente creditore (e non alla gerit) di annullare la sua posizione perché il pagamento non sarebbe dovuto, dandone ovviamente prova.

L’istanza di annullamento in autotutela per ottenere lo sgravio si invia a mezzo di diffida per posta raccomandata con avviso di ricevimento.

L’Amministrazione, è bene dirlo, per legge non ha né termini di risposta, né onere di risposta, talchè qualora non sia emesso alcun provvedimento di annullamento, il passo successivo sarà attendere la cartella di pagamento e procedere giudizialmente per farla annullare.

L’avviso bonario di pagamento non può essere opposto giudizialmente.

Accesso agli atti amministrativi. Qualora, poi, l’avviso non alleghi la relata di notifica del verbale, è possibile richiedere il cosiddetto accesso agli atti amministrativi, al fine di fari esibire la prova della notifica e verificare se il verbale sia stato notificato correttamente o meno.

Anche l’istanza di accesso agli amministrativi si svolge a mezzo diffida da inoltrare per posta raccomandata con avviso di ricevimento.

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