Piloti da strapazzo

Ho sempre pensato che la “bravura” dei nuovi piloti della MotoGP fosse dovuta agli ausili teconologici.
Le parole di Jorge Lorenzo a Laguna Seca (23 luglio 2011) ne sono la conferma:

A fine turno – racconta Lorenzo – come sempre mi sono fermato prima della cruva 5 per provare la partenza. La procedura prevede che il traction control venga disattivato per avere uno spunto migliore e io l’ho disattivato. Il dispositivo poi si riattiva automaticamente non appena scali una marcia, cosa che io mi sono dimenticato di fare arrivando alla curva 5. Ho fatto la curva senza toccare il cambio e appena mi sono appoggiato al gas la botta di potenza senza traction control è stata tale che la moto mi ha lanciato in aria. È stato un grande schiaffo sull’asfalto, ma alla fine è solo una contusione alla coscia destra, niente di grave. Spero che non mi dia fastidio andando in moto perchè sto facendo bene. Ci sono e vorrei arrivare a fare una bella gara

Questi piloti non sono capaci di “sentire” la moto.
In particolare Casey Stoner: ha avuto una fortuna da superenalotto nel trovarsi con la moto più veloce (la Ducati, quando le altre moto erano nettamente inferiori) e poi con la migliore moto in assoluto (la Honda).
Se la centralina elettronica lo tiene in sella è bene, altrimenti cade.

Mi piacerebbe tanto vedere questi “pilotini” alle prese con una moto senza elettronica, per non parlare di una 500cc !!

Non è un caso che attualmente i piloti più lenti sono quelli che hanno guidato moto senza traction-control.

Angelus del 3 luglio 2011

Papa: tanti oppressi in paesi poveri, ricchi malati e depressi

La “gente oppressa da condizioni di vita difficili”, le “moltitudini sfinite” che vivono “nei Paesi più poveri, provate dall’indigenza”, ma anche “gli uomini e le donne insoddisfatti, addirittura malati di depressione”, che vivono nei paesi ricchi. E poi i “numerosi sfollati e rifugiati” e “quanti emigrano mettendo a rischio la propria vita”. A tutti loro si è rivolto oggi il pensiero del Papa all’Angelus, con l’appello ad “abbandonare la via dell’arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo”.

Lo sguardo di Gesù, ha detto Benedetto XVI commentando il Vangelo, “sembra estendersi fino ad oggi, fino al nostro mondo. Anche oggi si posa su tanta gente oppressa da condizioni di vita difficili, ma anche priva di validi punti di riferimento per trovare un senso e una meta all’esistenza. Moltitudini sfinite – ha proseguito – si trovano nei Paesi più poveri, provate dall’indigenza; e anche nei Paesi più ricchi sono tanti gli uomini e le donne insoddisfatti, addirittura malati di depressione. Pensiamo poi ai numerosi sfollati e rifugiati, a quanti emigrano mettendo a rischio la propria vita”.

“Il vero rimedio alle ferite dell’umanità, sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere – ha avvertito il Pontefice – è una regola di vita basata sull’amore fraterno, che ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Per questo bisogna abbandonare la via dell’arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo. Anche verso l’ambiente bisogna rinunciare allo stile aggressivo che ha dominato negli ultimi secoli e adottare una ragionevole “mitezza”. Ma soprattutto nei rapporti umani, interpersonali, sociali, la regola del rispetto e della non violenza, cioè la forza della verità contro ogni sopruso, è quella che può assicurare un futuro degno dell’uomo”.

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All’Angelus Benedetto XVI ricorda che Gesù offre sollievo anche oggi a chi è povero e oppresso, come pure a chi, nelle società opulente, è insoddisfatto o colpito dal «male oscuro»

 

Gesù offre ristoro non soltanto alle «moltitudini sfinite» dei Paesi più poveri, ma anche agli uomini e le donne «insoddisfatti» o «malati di depressione» delle nostre società opulente.

 

Lo ha detto il Papa all’Angelus, commentando la pagina del vangelo di Matteo nella quale Gesù afferma: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Lo sguardo compassionevole del Nazareno, ha spiegato Benedetto XVI, «sembra estendersi fino ad oggi, fino al nostro mondo. Anche oggi si posa su tanta gente oppressa da condizioni di vita difficili, ma anche priva di validi punti di riferimento per trovare un senso e una meta all’esistenza».

 

«Moltitudini sfinite – ha continuato Ratzinger – si trovano nei Paesi più poveri, provate dall’indigenza; e anche nei Paesi più ricchi sono tanti gli uomini e le donne insoddisfatti, addirittura malati di depressione. Pensiamo poi ai numerosi sfollati e rifugiati, a quanti emigrano mettendo a rischio la propria vita. Lo sguardo di Cristo si posa su tutta questa gente, anzi, su ciascuno di questi figli del Padre che è nei cieli…».

 

Gesù promette di dare a tutti «ristoro», ma, ha aggiunto il Pontefice, «pone una condizione», quella di accettare di prendere su sé il giogo e di imparare mitezza e umiltà di cuore. Che cos’è questo “giogo”?

 

 

«È  la legge dell’amore – risponde Benedetto XVI – è il suo comandamento… Il vero rimedio alle ferite dell’umanità, sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere, è una regola di vita basata sull’amore fraterno, che ha la sua sorgente nell’amore di Dio».

 

Per questo, ha detto ancora il Papa, bisogna abbandonare «la via dell’arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo».

 

Benedetto XVI ha applicato questo insegnamento anche sull’ambiente, riprendendo uno dei temi ricorrenti del suo magistero, quello del rispetto per il creato. «Anche verso l’ambiente bisogna rinunciare – ha detto – allo stile aggressivo che ha dominato negli ultimi secoli e adottare una ragionevole “mitezza”». Ma è soprattutto «nei rapporti umani, interpersonali, sociali» che va applicata «la regola del rispetto e della non violenza, cioè la forza della verità contro ogni sopruso, è quella che può assicurare un futuro degno dell’uomo».

Mast Jack

http://maxspar.it/sartiame.htm

Regolazione Mast Jack

L’utilizzo del pistone di sollevamento e’ un sistema molto utile ed efficace per la regolazione dell’albero, applicando però il carico senza attenzione si può danneggiare l’aberatura e la struttura della barca. Per imbarcazioni di grandi dimensioni si puo’ affermare che il sistema e’ indispensabile per la corretta regolazione.

Il carico max da applicare al pistone non deve mai superare il 20% del carico max amissibile sulle sartie e deve essere specificato per ogni imbarcazione dal costruttore.

Dati importanti da sapere per regolazione del pistone (mast Jack)

  • area in cm2 del pistone di sollevamento dove olio applica la pressione.
    (dato scritto sul pistone o comunicato dal costruttore)
  • sulle pompe idrauliche ci sono monometri con due unita di misura per conoscere la pressione di lavoro: psi o bar
    1 psi=0,0069 bar moltiplicando i bar del manometro per sezione del cilindro i cm2 si trova il carico di lavoro in kg del pistone.

Esistono due sistemi di sollevamento albero tramite Mast Jack:

  • il primo con barra passante e due pistoni di sollevamento laterali
    all’albero e collegati in parallelo alla pompa.
  • il secondo un pistone unico fisso all’ interno dell’ albero collegato ad una pompa
    manuale o tramite un by pass con dei rubinetti collegato alla centralina in barca .
  • gli spessori possono variare di altezza a secondo dell’ elasticita’ della struttura e della deformazione della barca.
    Non esiste una regola fissa il buon senso e le prove di carico permettono di trovare la regolazione ideale.

Accertarsi che il piede albero in condizioni di appoggio su spessori tocchi su tutto il perimetro sia a poppa che a prua per distribuire il carico uniformemente su tutta la superficie del profilo.
Nel caso in cui la zona di contatto sia solamente verso prua o verso poppa, modificare gli spessori a forma di cuneo in modo tale che il carico compressione albero sia uniformemente distribuito.

NON UTILIZZARE MAI SOTTO VELA IL PISTONE DEL MAST JACK PERCHE’ I CARICHI DEL PISTONE SI SOMMANO AL CARICO DELLA ALBERATURA IN NAVIGAZIONE CON POSSIBILITA’ DI SUPERARE I CARICHI DI LAVORO CON POSSIBILI DANNI PER STRUTTURA IMBARCAZIONE ED ALBERATURA.

(danni possono essere:
sfondamento base albero,rottura zona lande,delaminazione di parti interessate alle zone di forza attacchi sartie ed altri)

Suggerimenti per la manutenzione degli alberi:

Tutte le alberature sia da regata che da crociera hanno bisogno di una periodica manutenzione.

Come per le auto è necessaria la manutenzione al motore ogni 10000-15000 km, o per gli aerei viene fatta regolare manutenzione ogni 30000 h di volo(smontaggio totale) o ogni 60 mesi .
Seguendo la  stessa logica ogni 3-4 anni bisogna disalberare smontare il sartiame e controllare sia le parti in acciaio ad alto carico,le puleggie i perni ed gli attacchi.

Un discorso diverso deve essere fatto per il sartiame .

Lo smontaggio del sartiame, la pulizia dei pezzi ,la rimozione dell’ossido,ilcontroolo visivo la ricerca di cricche  sono le prima regole per un controllo accurato.

Il sartiame va controllato accuratamente sui terminali, devono essere integri, senza cricche o rotture.
Bisogna inoltre controllare che i trefoli non siano rotti o che non ci sia usura nelle parti di contatto.

Alcune volte però, questi accorgimenti non bastano.

Gli accessori del sartiame sono soggetti a diversi  tipi di sollecitazioni, alcune molto difficili da riconoscere. Immaginate un pezzo di filo di ferro che sollecitato sia in un senso che nell’altro dopo alcuni cicli si rompe, il sartiame anche se in modo diverso, e’ sottoposto allo stesso principio.

Per capire meglio il problema si assume come unita di misura un numero di cicli(40000) che i terminali possono sopportare e questo dipende da diversi fattori: dal tipo di utilizzo del sartiame e dall’invecchimento del materiale e dalla qualita’ .

Il sartiame deve essere cambiato se barca naviga continuamente per due o tre anni o in un periodo di dieci anni con un utilizzo di circa due mesi in un anno.

Non ci sono formule o calcoli da fare, nel tempo il materiale invecchia cambia la sua struttura e si puo’ rompere improvvisamente.

La sollecitazione a fatica non si misura si calcola statisticamente.

Anche per il cavo spiroidale e per il tondino vale lo stesso principio.

Per alberi di alluminio di età superiore ai 20 anni  bisogna considerare che il periodo di utilizzo è arrivato all’80% del loro vita. Questo puo’ dipendere dallo stato di ossidazione dal tipo utilizzo,dalla manutenzione effetuata.Alluminio  nel tempo non è stabile dal punto di vista metallurgico in ambiente salino tutto questo complica e riduce la vita di utilizzo dell alberature.

Tutto questo rientra nella ordinaria manutenzione che ogni armatore dovrebbe eseguire nei contronti dell’alberatura ed attrezzatura velica  per poter utlizzare in sicurezza la sua imbarcazione.