pompa_di_calore

Gli split non sono convenienti in molte installazioni

http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?f=9&t=20602

Il riscaldamento con split è molto efficace se la temperatura esterna non è troppo bassa. Considera che le pompe di calore sotto i 5°C cominciano a perdere rendimento in modo importante.
A -5°C il rendimento è decisamente basso, la macchina pompa poco calore, l’inquilino sente freddo, allora alza la temperatura sul telecomando dello split, allora l’inverter mette al massimo il compressore e i ventilatori dell’unità esterna e di quella interno, quindi aumenta al massimo il movimento dell’aria all’interno del locale. Così l’aria risulterà caldina vicino allo split e decisamente fredda lontano da questo. Il risultato è che magari stai fornendo la potenza di progetto al locale, ma il disconfort è tale da non farlo percepire.
Quindi lo split può essere una valida soluzione, ma in funzione della temperatura esterna di progetto, ti consiglio di verificare bene le rese termiche effettive alle temperature basse di ogni singola unità esterna. Le rese termiche dichiarate sono sempre ottimiste, ossia non considerano le perdite per distribuzione e, purtroppo le imprevedibili perdite per non buona installazione (coibente di scarsa qualità, troppe curve a gomito, lunghezza dei tubi…ecc.). Infatti i costruttori indicano che le rese dichiarate sono state ottenute in laboratorio con una determinata lunghezza dei tubi (tipicamente molto corta…).
Ti SCONSIGLIO l’installazione di un sistema del genere se la casa non è ben coibentata (tipo casa con muri di pietra senza isolamento). Le pareti faranno fatica a riscaldarsi e insieme al moto dell’aria, si crea un discomfort interno per gli occupanti, causato dallo scambio radiante con le pareti fredde insieme al moto dell’aria.
Tutto cambia se il fabbisogno dell’edificio è basso ed è quindi ben coibentato. Allora lo split, come qualsiasi altro sistema, avrà molto meno da lavorare e il risultato sarà un buon confort all’interno del locale.

Ti do la mia opinione sulle macchine che potresti utilizzare:
1) configurazioni con un monosplit per ogni stanza (COP e EER massimi, costi identici alle soluzioni multisplit, molto spazio occupato dalle unità esterne)
2) configurazioni multisplit (COP e EER di fortuna, specialmente nelle parzializzazioni più distanti… per capirsi un pentasplit da 9 kW con in funzione 1 solo split da 2 kW, rende davvero poco, costi di installazione identici a quelli del monospliti, poco spazio occupato dall’unità esterna)
3) una pompa di calore idronica tipo Altherma: hai praticamente una caldaia, con rendimenti medi stagionali elevatissimi, di buono è che può farti il riscaldamento degli ambienti, il raffrescamento e l’ACS. Il costo è sicuramente superiore alla soluzione con gli split, ma a mio avviso l’impianto è molto più efficiente e affidabile. I rendimenti medi stagionali, sono alti anche alle mie latitudini che hanno temperatura di progetto a -5°C. Ne ho installate diverse con pannelli radianti a pavimento per il riscaldamento, qualche split per il raffrescamento estivo e un buon impianto fotovoltaico sul tetto. Il cliente ha investito un po’, però è felice di essere autonomo energeticamente (casa nuova da 55 kWh/mq anno).

Infine, per esperienza…purtroppo anche domestica…se decidi di mettere split, evita soluzioni a parete o a soffitto per il riscadamento. Meglio optare soluzioni a pavimento, che nel funzionamento estivo rendono come quelle a parete, ma nel funzionamento invernale in riscaldamento, credimi che sono tutta un’altra musica!

gli split Mitsubishi garantiscono prestazioni di progetto fino a -10 °C prima di perdere in rendimento; se sei i una località umida in inverno, magari con nebbia, ti sconsiglio la PdC, perchè andrebbe in sbrinamento ogni 20 minuti fermando le unità interne con conseguente disconfort interno.
Le unità esterne mettile dal lato opposto del mare e che guardino verso l’interno, ben riparate dal vento che viene dal mare, altrimenti in 2 anni le batterie non le trovi più a causa della salsedine che le scioglie.
L’Altherma ha un difetto: ha una resistenza elettrica integrativa da 3 kW che ne abbassa il COP, io ho usato una SRP della Aermec ma il prezzo non è paragonabile anche perchè è un prodotto leggermente differente.

http://www.arredamento.it/articoli/articolo/riscaldamento/384/riscaldamento-e-convenienza-sistemi-a-confronto.html

Per riscaldare la propria casa, che si abiti nelle zone più calde d’Italia o in quelle dove l’inverno è particolarmente rigido, il sistema di riscaldamento più conveniente è quello a gas metano. Questa la conclusione a cui è giunta l’associazione indipendente Altroconsumo, che ha svolto un’indagine confrontando i vari sistemi di riscaldamento nelle diverse zone climatiche italiane, utilizzando alcune città campione quali Cuneo, Milano, Roma, Napoli, e pubblicando un intero dossier sul numero di ottobre della propria rivista.

Due le ipotesi di abitazione da riscaldare, considerate dalla ricerca: un trilocale di 90 mq, con due bagni e le tre stanze orientate a nord, ad un piano intermedio di una palazzina, ed una villa unifamilare di 140 mq a tre piani (il seminterrato occupato dal garage non riscaldato), con il soggiorno orientato a nord. Un discorso a parte va fatto nel caso di abitazioni situate nelle zone più calde del Paese, per le quali la forma di riscaldamento più adeguata consiste nell’utilizzo di stufe o condizionatori split, o ancora di apparecchi elettrici che riscaldino e rinfreschino la casa.

Per calcolare la convenienza dei vari sistemi Altroconsumo ha calcolato i costi annui fissi, per l’acquisto e l’installazione degli apparecchi e quelli di funzionamento, per la manutenzione ed il consumo di combustibile e di corrente elettrica per il riscaldamento e l’acqua calda. Ne è risultato che, da Palermo fino a Cuneo, per l’appartamento il gas metano è la soluzione più vantaggiosa (soprattutto se si tratta della tradizionale caldaia a camera stagna); lo segue il sistema alimentato da gpl a cisterna, la cui convenienza è proporzionale all’aumentare del freddo. Il gas metano conviene anche a chi vive in una villetta (in questo caso alle zone più freddde è consigliata la caldaia a condensazione). Il gas metano è tra i combustibili più diffusi in Italia; il suo impiego comporta solo l’installazione di una caldaia e l’allacciamento alla rete di distribuzione.

Per chi non dispone di un impianto di riscaldamento autonomo, ma centralizzato, le spese cambiano: ai costi fissi della manutenzione e del personale che ne controlla il funzionamento si aggiungono le spese che dipendono dal consumo di combustibile e dall’elettricità per il funzionamento dell’impianto. In molti condomini tali spese si suddividono tra gli inquilini in base a criteri che non tengono conto del consumo reale. Per evitare un’errata ripartizione dei costi, alcuni decidono per il riscaldamento autonomo, oppure possono essere installati contatori individuali nell’impianto centralizzato (obbligatori per gli edifici costruiti dopo 30 giugno 2000), applicabili ad ogni tipo di riscaldamento, tranne a quelli funzionanti a pannelli nel pavimento.

Il distacco del singolo dall’impianto di riscaldamento centralizzato, allo scopo di rendersi autonomo, dev’essere una scelta approvata dalla maggioranza dei condomini. E anche in questo caso, l’impianto resta in comune a tutti: quindi chi si è distaccato deve contribuire alle spese di conservazione della caldaia e del resto dell’impianto, oltre a pagare quelle di consumo del combustibile.

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