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La storia non censurata: alle origini della seconda guerra mondiale

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Con il Trattato di Versailles del 28 giugno 1919 e con il Trattato di St.Germain del 20 settembre dello stesso anno, il popolo tedesco fu umiliato a morte. Il primo ministro britannico Lloyd George scriveva: “I banchieri internazionali hanno spinto tutti da parte uomini di Stato, politici, giornalisti e giuristi ed hanno dettato i loro ordini con l’imperio di monarchi assoluti”.
Il vecchio Impero austriaco fu “balcanizzato” senza riguardi alle sue varie culture e nazionalità. La Prussia Orientale fu separata dalla Germania da una larga parte ceduta alla Polonia. I tedeschi dei Sudeti furono posti sotto il controllo dei cechi. L’area mineraria carbonifera della Saar doveva essere amministrata per 15 anni dalla Lega delle Nazioni e quindi sottoposta a plebiscito. Alla Nazione tedesca fu imposta la depravata Repubblica di Weimar e le classi medie furono spogliate dei loro risparmi da una finanza corrotta. C’erano milioni di disoccupati ed i capi spartachisti rivoluzionari Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg fomentavano la rivoluzione rossa.

Forze straniere assumono il controllo

Il “Daily Mail” riportò il 10 luglio 1933: “. . . La Nazione tedesca, inoltre, stava cadendo sotto il controllo di elementi stranieri. Negli ultimi giorni dei regime ante-Hitler i funzionari governativi ebrei erano 20 volte più numerosi di quelli che esistevano prima della guerra. Gli Israeliti ed i loro adepti internazionali si intrufolavano nelle posizioni chiave della macchina amministrativa tedesca”. Il Dr. Manfred Reifer, un noto esponente della comunità ebraica della Bucovina, scrisse sulla rivista “Czernowitzer Allgemeine Zeitung” nel settembre 1933:
“Mentre gran parte della nazione tedesca lottava per preservare la sua etnia, noi Ebrei riempivamo le strade della Germania con le nostre urla. Fornivamo alla stampa articoli sul Natale e Pasqua ed amministravamo le sue credenze religiose nel modo che credevamo più adatto. Mettevamo in ridicolo i più alti ideali della Nazione tedesca e profanavamo le sue cose più sacre”.
Risentimento e resistenza cominciarono a montare contro le orde straniere, e nell’anno prima della ascesa di Hitler al potere, Bernard Lacache, presidente della Lega Mondiale Ebraica, dichiarava: “La Germania è il nostro nemico pubblico numero uno. E’ nostro intento di dichiararle guerra senza clemenza”
Il Partito Nazionalsocialista di Adolf Hitler conseguì 17.300.000 voti nelle elezioni e conquistò 288 seggi nel Reichstag. Il 30 gennaio 1933 il presidente Hindenburg (Paul Ludwig Hans Anton von Beckendorf und von Hindenburg) nominò Hitler Cancelliere del Reich tedesco. Il 24 Marzo 1933 il Reichstag votò 441 voti a favore, 94 contrari, i pieni poteri di emergenza al nuovo Cancelliere e la fallimentare Repubblica di Weimar cessò di esistere. Lo stesso giorno, 24 marzo 1933, comparve sul “London Daily Express” il titolo cubitale “Judea Declares War on Germany”: Jews of All the World unite” (“La Giudea dichiara Guerra alla Germania: ebrei di tutto il mondo uniamoci”). Il titolo fu seguito dal seguente passo: “Il popolo israelita del mondo intero dichiara guerra economica e finanziaria alla Germania.
L’apparizione della svastica come simbolo della nuova Germania fa rinascere il vecchio simbolo di guerra degli Ebrei. Quattordici milioni di Ebrei si uniscono come un sol uomo per dichiarare
guerra alla Germania. Il commerciante grossista ebreo lascia il suo negozio, il banchiere la sua banca, il negoziante la sua bottega, l’accattone la sua capanna miserabile allo scopo di unire le forze nella guerra santa contro il popolo di Hitler”.
Il governo tedesco all’epoca stava rimuovendo gli ebrei dalle loro posizioni di influenza e restituendo il potere al popolo tedesco. Questa “dichiarazione di guerra” ebraica alla Germania fu ripetuta in tutto il mondo. Il primo boicottaggio del commercio ebraico iniziò dopo questa dichiarazione nell’aprile 1933.

Esigere la distruzione totale

Vladimir Jabotinsky, fondatore della organizzazione terroristica Irgun Zvai Leumi, scrisse sul numero di Gennaio 1934 “Mascha Rjetach”: “Da mesi la lotta contro la Germania è sostenuta da ciascuna comunità ebraica in ciascuna conferenza di ciascun cartello finanziario e da ciascun ebreo in tutto il mondo. Vi sono motivi di credere che il nostro ruolo in questa lotta abbia un valore generale. Cominceremo una guerra spirituale e materiale in tutto il mondo contro le ambizioni della Germania di ridiventare una grande Nazione, di recuperare i territori perduti e le colonie. I nostri interessi ebraici domandano la distruzione totale della Germania, nel suo complesso ed individualmente”.
Emil Ludwig Cohen scrisse nel suo libro “The New World Alliance” (“La nuova Alleanza mondiale”, Strasburgo, 1938): “Anche se Hitler volesse evitare all’ultimo momento una guerra che lo distruggerebbe, egli sarà, nonostante le sue speranze, obbligato a farla”.
Bernard Lechache scrisse su “The right to live” (“Diritto alla vita”, Dicembre 1938): “E’ nostro compito organizzare il blocco morale e culturale della Germania e disperdere questa Nazione. Sta a noi iniziare una guerra senza quartiere”.
Il giornale ebraico “Central Blad Voor Israeliten” in Olanda publicò il 13 settembre 1939: “I milioni di Ebrei che vivono in America, Inghilterra, Francia, Nordafrica e Sudafrica, senza dimenticare la Palestina, hanno deciso di portare avanti la guerra con la Germania fino alla fine. Deve essere una guerra di sterminio”
Il “Toronto Star” (26 Febbraio 1940) pubblicò la dichiarazione del Rabbi Perlberg, direttore della sezione britannica del Congresso Ebraico Mondiale: “The Jewish World Congress is in a state of war with Germany for seven years”.
La rivista ebraica “Sentinel” di Chicago pubblicò nella sua edizione del’8 ottobre 1940: “Quando i Nazional Socialisti ed i loro amici gridano o sussurrano che questa guerra è condotta dagli Ebrei, hanno perfettamente ragione”.
Hitler a questo punto mise in attuazione il piano di portare tutti i territori tedeschi sotto una bandiera e tutti i tedeschi etnici delle aree vicine alla Germania sotto il governo tedesco.
I tedeschi della Renania, quelli dell’Austria ed i tedeschi dei Sudeti risposero prontamente. Nel gennaio 1935, la Valle della Saar votò il ritorno alla Germania con un 90% di voti a favore. Vi erano anche tedeschi nella Prussia Orientale e a Danzica che erano stati divisi dalle terre cedute alla Polonia con il Trattato di Versailles. Interessante è notare che fra il 1933 ed il 1937, diecimila ebrei emigrarono nella Germania di Hitler, 97 dei quali dalla Palestina.

Il Patto di Monaco

Un Patto fu firmato fra la Germania di Hitler e la Gran Bretagna (primo ministro Neville Chamberlain), che prevedeva una revisione pacifica degli errori commessi dal Trattato di Versailles. Fu auspicata una conferenza a quattro che avrebbe dovuto conservato la pace. Le quattro Potenze erano la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e l’Italia.
Il giornale “Truth” (Verità) del 5 gennaio 1952, dichiarava che il Signor Oswald Pirow, ministro sudafricano della Difesa, fu inviato in missione in Germania nel 1938 dal Generale Ian Smuts per allentare la tensione sul problema ebraico. Il primo ministro britannico disse a Pirow che la pressione internazionale della Giudea era uno dei principali ostacoli per un accomodamento anglo-tedesco e che sarebbe stato un grande aiuto nell’allentare questa pressione se si fosse potuto indurre Hitler a moderare la sua politica verso gli ebrei tedeschi. Pirow disse che Hitler vedeva con favore questa soluzione ed un accordo anglo-tedesco era in vista; l’effetto sarebbe stato, in caso di guerra, di limitare il conflitto a Germania e Russia, con l’intervento delle altre grandi Potenze per dettare le proprie condizioni quando le duellanti sarebbero state esauste.
Comunque, il Patto a quattro non doveva avere successo. Gli ebrei vi misero fine, quando il 7 novembre 1938, qualche settimana dopo il Patto Quadripartito e poco prima del viaggio a Parigi del ministro degli Esteri tedesco, von Ribbentrop, un ebreo polacco, Herschel Feibel Grynszpan, assassinò il terzo segretario di Stato tedesco, Ernst von Rath, nella ambasciata tedesca a Parigi. I cinque proiettili sparati furono il logico risultato della infiammata dichiarazione di guerra ebraica del marzo 1933 e misero fine agli sforzi esercitati per spiegare ed estendere l’importanza dell’Accordo di Monaco e per la revisione del Trattato di Versailles.
L’assassinio provocò disordini antiebraici in Germania, con l’incendio di sinagoghe ed il saccheggio e l’incendio di negozi ebraici. I tumulti antiebraici infiammarono l’opinione pubblica in Gran Bretagna ed in America contro gli sforzi di Chamberlain di allentare la tensione anglo-tedesca. In America, tedeschi furono assaltati e perseguitati. Gli ebrei cominciarono a lasciare la Germania.
La rivista parigina “L’Ami du Peuple” scrisse a questo proposito: “Queste persone sono fuggite dalla Germania perché hanno tentato di stabilire un regime di sangue e fuoco e scatenare gli orrori di una guerra civile e caos universale”.
Il segretario di Stato statunitense, James Forrestal, che in seguito morì in circostanze misteriose, scrisse nel suo “Diario di Forrestal” (Cassel and Co., Londra, 1952): “Ho giocato a golf con Joe Kennedy (ambasciatore degli Usa in Gran Bretagna, padre di John F. Kennedy). Secondo lui, Chamberlain ha dichiarato che il Sionismo e la Giudea mondiale hanno forzato la Gran Bretagna ad entrare in guerra”
L’ebreo Schlomo Asch, in un discorso concitato alle truppe francesi al fronte scrisse su “Le Nouvelle Litteraires (10 Febbraio 1940): “Questa è la nostra guerra, e voi la state combattendo per noi. Anche se noi ebrei non siamo fisicamente nelle trincee, siamo comunque moralmente con voi”.
L’8 ottobre 1942, la rivista “Sentinel” dichiarò inequivocabilmente: “La seconda Guerra Mondiale è combattuta per la difesa ed i fondamenti del Giudaismo”.

Bombardamenti terroristici

Il primo ministro Chamberlain aveva dato assicurazioni che “Il governo britannico non ricorrerà mai ad attacchi deliberati su donne e bambini ed altri civili a fini puramente terroristici”. Comunque, il suo successore Winston Churchill nominò come suo consigliere personale il professore Frederick Alexander Lindemann. Lindemann, in seguito Lord Cherwell, raccomandò il bombardamento delle città tedesche e suggerì che le aree operaie delle città fossero considerate obbiettivi legittimi. Da quel momento in poi le ultime vestigia di guerra leale civilizzata furono abbandonate.
Questi bombardamenti iniziarono il 10 agosto 1940 colpendo la piccola città aperta di Freiburg al confine svizzero. 53 civili furono uccisi, compresi 20 bambini che giocavano nel parco. Il fatto fu riportato dal signor Taylor della Croce Rossa americana nel “New York Times” del 3 maggio 1940. Ciò accadde prima che i tedeschi cominciassero a bombardare città inglesi. Il signor J.M. Speight, C.B.E., segretario principale del ministero dell’Aria, scrisse nel suo libro “The Splendid Decision”: “Adolf Hitler intraprese i bombardamenti di obbiettivi civili inglesi con riluttanza dopo che la RAF aveva cominciato a bombardare obbiettivi civili tedeschi. Questo diede a Coventry, Birmingham, Sheffield, e Southampton il diritto di guardare in faccia Kiev, Kharkov, Stalingrado e Sebastopoli.
I nostri alleati sovietici sarebbero meno critici della nostra inattività se avessero capito quello che abbiamo fatto… Hitler avrebbe accettato volentieri in qualsiasi momento di cessare il massacro.
Hitler era autenticamente ansioso dir raggiungere un accordo con l’Inghilterra che limitasse i bombardamenti alle zone di guerra”.

Vendetta

Nel 1941, molto prima che cominciasse il raggruppamento degli ebrei europei per gli asseriti “campi di sterminio”, un ebreo, Theodor N. Kaufman, scrisse “Germany Must Perich” (La Germania deve morire). Kaufman concepì un piano per la distruzione totale della Germania con la sterilizzazione di uomini e donne dalla pubertà ai 60 anni. Descrisse la costruzione della organizzazione per questo scopo. Questo libro fu la base del Piano Morgenthau per la distruzione totale della industria tedesca e la schiavizzazione della popolazione. Naturalmente queste intenzioni caddero in mano tedesca, il ministro della Propaganda Josef Goebbels, ed irrigidirono la resistenza tedesca per evitare la sconfitta.
Il Piano Morgenthau fu la base di discussioni fra il presidente Roosevelt e Stalin attraverso il suo ufficiale di collegamento, un sovietico di nome Zabrousky e fu inoltre la base dell’accordo di Yalta.
Note sull’Autore:
Kenneth McKilliam fu educato a Sydney e nel 1934 frequentò l’Università di Queensland. Due anni dopo si iscrisse all’Università di Londra ove ottenne la laurea in psicologia e sociologia. Da volontario, prestò servizio nella Amministrazione Militare della Somalia e fu in seguito addetto al Q.G. del comando Africa Orientale. Dopo la guerra trascorse sedici anni in Africa come “Educational and Community development officer”. Questo comportò insegnamento a giovani studenti africani. Fu attivo nel lavoro sociale ed ecclesiastico e fu “licensed reader” presso le diocesi di Mombasa, Namirembre, Alto Nilo e Canterbury. Portò inoltre avanti vasti studi di esplorazione in Asia, Africa ed Australia.
Tratto da The Barnes Review Vol XIV n.ro 6, Nov/Dic 2008
The Barnes Review, P.O.B. 15877 Washington, DC.
BARNESREVIEW.COM
Traduzione di Alfio Faro

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