“Lotito sulla Lazio “ce magna”?

http://lacordatassl.altervista.org/lotito-lazio-ce-magna/

LE BUFALE ANTILOTITIANE

“Lotito sulla Lazio “ce magna” con le sue aziende…”

In realtà i costi per i servizi resi (manutenzione e ristrutturazione, vigilanza, catering ecc… ecc… escluse le spese del personale) sono perfettamente in linea, ma anche inferiori, se confrontate con le stesse voci di spesa delle altre società componenti il club delle “sette sorelle”. In più la Lazio è una società quotata in borsa e come tale è soggetta a severi controlli di ogni singola voce di bilancio da parte di società di revisione dei conti ed esperti che analizzano bilanci per professione, non per hobby. Dalla pubblicazione della semestrale di bilancio incriminata, relativa al primo semestre 2013 e pubblicata il 10 ottobre, il titolo Lazio ha avuto un immediato rialzo delle quotazioni registrando, ad oggi, un +40% rispetto alla quotazione pre_semestrale. Se ci fossero state spese gonfiate e appropriazioni indebite da parte del presidente per mezzo delle sue aziende, queste sarebbero state evidenziate, oltre che dagli organi di controllo preposti, dalla stampa finanziaria specializzata che quotidianamente pone sotto la lente d’ingrandimento i conti delle società quotate.

Ma basterebbe prendere la voce di bilancio “Conto economico” e confrontare i costi di produzione (i costi generali della società escluso il monte ingaggi) delle principali società di calcio italiane per capire che la Lazio è tra le società che spendono di meno, e quindi perfettamente in linea con i prezzi di mercato come evidenzia il grafico e i dati che qui riportiamo:

Spese di produzione
(in mln di euro)
Bilanci al giugno 2013
Milan* € 91,87
Inter € 81,83
Juventus € 66,34
Roma € 44,12
Napoli € 29,37
Lazio € 28,86
Fiorentina* € 25,70
*Dati Milan relativi al bilancio 06-2012
*Dati Fiorentina realtivi al 12-2012

Un fatto che invece andrebbe evidenziato, ma che non destò un particolare interesse, è che della quotazione in borsa della Lazio avvenuta il 6 maggio 1998, se ne beneficiò soprattutto la Cirio. Infatti, anche se l’entrata in borsa dovrebbe in teoria rappresentare uno strumento per raccogliere nuovi capitali da reinvestire nella società quotata, i dati riguardanti l’utilizzo del capitale raccolto in quella operazione straordinaria dicono il contrario. La Lazio incassò grazie al collocamento del 41,3% del pacchetto azionario quasi 70 milioni di Euro. Di questi però solo 30 finirono nelle casse della società biancoceleste, mentre i restanti 40 milioni, andarono alla Cirio (azienda di Cragnotti).
Ricordiamo sinteticamente agli “smemorati” che la Cirio già alla fine del 1999, quindi cinque mesi prima della vittoria dello scudetto del 2000, aveva accumulato un debito superiore al miliardo di euro, di cui l’85% verso le banche. Una somma pari al fatturato e a circa 2 volte il patrimonio netto.

A questo punto il gruppo decise di procedere a una serie di emissioni obbligazionarie in Lussemburgo (perciò non dotate di rating e per questo rivolte a investitori istituzionali e non a privati come invece fu fatto) che consentirono di alleggerire il debito con le banche, che da oltre 870 milioni di euro scese a 335 nel 2002 distribuendo così il debito sugli obbligazionisti privati. Dopo un fallito tentativo di salvataggio predisposto dagli advisor Livolsi e Rotschild, a settembre venne decisa l’applicazione dell’amministrazione straordinaria utilizzando la Prodi-bis. La Prodi bis è una procedura concorsuale diretta, a differenza del fallimento, alla conservazione del complesso aziendale attraverso la continuazione dell’attività affidata ad un commissario straordinario nominato dall’autorità amministrativa.

Fu una procedura molto discussa perché presentava elementi di incostituzionalità. In particolare perché la previsione di aiuti si poneva in contrasto con le norme del Trattato di Roma in materia di concorrenza sollevando censure da parte della Comunità europea. A questo punto la domanda che sorge spontanea è: Se il Torquemada ad personam di Claudio Lotito, colui che immaginiamo in una stanzetta cupa e triste a spiluccare la vita imprenditoriale, finanziaria e giudiziaria dell’attuale presidente della Lazio come se questa fosse l’unica sua ragione di vita, avesse usato lo stesso interesse e zelo per i bilanci delle aziende della precedente gestione, magari non si sarebbe arrivati alle soglie del fallimento della s.s.lazio e forse qualcuno di quei 35 mila risparmiatori avrebbe salvato i risparmi di una vita. Questo per dire che se come tifosi dobbiamo proprio guardare i bilanci, allora guardiamoli bene e guardiamoli tutti, ma soprattutto non guardiamoli solo quando ci fa comodo…!

Stefano Felici ssfelix

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