Configurazione VGA passthrough con libvirt e qemu-kvm

  • creare una nuova macchina virtuale e impostare il chipset Q35 (forse non è necessario)
  • è necessario un BIOS di tipo UEFI: per la compatibilità con VGA passthrough, scaricare OVMF da https://github.com/tianocore/tianocore.github.io/wiki/OVMF e impostarlo per la VM
    esempio:

    <loader readonly='yes' type='pflash'>/raid/GESTIONE/ovmf-x64/OVMF-pure-efi.fd</loader>
    <nvram>/raid/GESTIONE/ovmf-x64/OVMF_VARS-pure-efi.fd</nvram>
  • CPU: scrivere ‘host-passthrough’ in virtmanager
  • cambiare BUS disco1 in VirtIO
  • scheda rete: ‘dispositivo host’ selezionare la macvlan creata (vedere in seguito), modello virtio
  • aggiungere i dispositivi pass-through PCI (NVIDIA) e USB (mouse e tastiera)
  • da shell, editare l’ XML della VM e aggiungere a <features>:
    <features>
            <hyperv>
                    ...
                    <vendor_id state='on' value='123456789abc'/>
                    ...
            </hyperv>
            ...
            <kvm>
            <hidden state='on'/>
            </kvm>
    </features>
    
  • in alternativa (ma è preferibile il precedente punto):
    <!-- modificare il namespace-->
    <domain type='kvm' xmlns:qemu='http://libvirt.org/schemas/domain/qemu/1.0'>
    <!-- aggiungere i seguenti parametri -->
    <qemu:commandline>
    <qemu:arg value='-cpu'/>
    <qemu:arg value='host,hv_time,kvm=off,hv_vendor_id=null'/>
    </qemu:commandline>

Per impostare una interfaccia di rete virtuale che consenta la comunicazione tra il guest e l’ esterno (compreso il traffico verso l’ host), è necessario creare una interfaccia MAC-VLAN: questa interfaccia virtuale assume un proprio indirizzo MAC e IP, e le si assegna una route e il gateway

https://www.furorteutonicus.eu/2013/08/04/enabling-host-guest-networking-with-kvm-macvlan-and-macvtap/

#!/bin/bash

# let host and guests talk to each other over macvlan
# configures a macvlan interface on the hypervisor
# run this on the hypervisor (e.g. in /etc/rc.local)
# made for IPv4; need modification for IPv6
# meant for a simple network setup with only eth0,
# and a static (manual) ip config
# Evert Mouw, 2013

HWLINK=enp0s31f6
MACVLN=macvlan0
TESTHOST=www.google.com

# ------------
# wait for network availability
# ------------

while ! ping -q -c 1 $TESTHOST > /dev/null
do
    echo "$0: Cannot ping $TESTHOST, waiting another 5 secs..."
    sleep 5
done

# ------------
# get network config
# ------------

IP=$(ip address show dev $HWLINK | grep "inet " | awk '{print $2}')
NETWORK=$(ip -o route | grep $HWLINK | grep -v default | awk '{print $1}')
GATEWAY=$(ip -o route | grep default | awk '{print $3}')

# ------------
# setting up $MACVLN interface
# ------------

ip link add link $HWLINK $MACVLN type macvlan mode bridge
ip address add $IP dev $MACVLN
ip link set dev $MACVLN up

# ------------
# routing table
# ------------

# empty routes
ip route flush dev $HWLINK
ip route flush dev $MACVLN

# add routes
ip route add $NETWORK dev $MACVLN metric 0

# add the default gateway
ip route add default via $GATEWAY

vedere anche http://hicu.be/bridge-vs-macvlan

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Strutture non dissipative

https://www.ordineingegneri.milano.it/ordine/organi-e-gruppi-di-lavoro/commissioni/altre-commissioni/commissione-strutture/pareri-tecnici/ntc-2008-domande-e-risposte/quesito-29-strutture-antisismiche-dissipative-o-non-risposta-del-6-marzo-2012

Quesito 29

Gentili Signori,ho qualche dubbio circa l’interpretazione delle norme NTC8 al cap 7 par. 7.2 relativo al comportamento strutturale nel caso di azione sismica e la loro applicazione. Riassumo le norme:
le costruzioni soggette all’azione sismica, non dotate di appositi dispositivi dissipativi, devono essere progettate in accordo con i seguenti comportamenti strutturali:
a) comportamento strutturale non-dissipativo;
b) comportamento strutturale dissipativo.

Nel comportamento strutturale non dissipativo, cui ci si riferisce quando si progetta per gli stati limite di esercizio, gli effetti combinati delle azioni sismiche e delle altre azioni sono calcolati, indipendentemente dalla tipologia strutturale adottata, senza tener conto delle non linearità di comportamento (di materiale e geometriche) se non rilevanti.
In tal caso gli effetti delle azioni sismiche sono calcolati, quale che sia la modellazione per esse utilizzata, riferendosi allo spettro di progetto ottenuto assumendo un fattore di struttura “q” unitario.
Nel comportamento strutturale dissipativo, cui ci si riferisce quando si progetta per gli stati limite ultimi, gli effetti combinati delle azioni sismiche e delle altre azioni sono calcolati, in funzione della tipologia strutturale adottata, tenendo conto delle non linearità di comportamento (di materiale sempre, geometriche quando rilevanti e comunque sempre quando precisato).
Nel caso la struttura abbia comportamento strutturale dissipativo (perché formulare tale ipotesi come se si trattasse di una possibile scelta del progettista quando invece è sempre obbligatorio considerare la struttura come dissipativa ogni qualvolta vi è l’obbligo di verifiche agli stati limite ultimi ?) si distinguono due livelli di Capacità: Dissipativa o Classi di Duttilità (CD):

– Classe di duttilità alta (CD “A “);
– Classe di duttilità bassa (CD “B “).

La differenza tra le due classi risiede nella entità delle plasticizzazioni cui ci si riconduce in fase di progettazione; per ambedue le classi però, onde assicurare alla struttura un comportamento dissipativo e duttile per evitare rotture fragili e la formazione di meccanismi instabili imprevisti, si deve fare ricorso ai procedimenti della gerarchia delle resistenze; ciò sempre in riferimento alle strutture dissipative, ovviamente.

Da quanto sopra appare pertanto che essendo sempre necessaria la verifica allo stato limite ultimo per una nuova costruzione (eccetto quella in zona 4, di tipo 1 e 2 e di classe I e II quando si adottano le T.A.) sia sempre da considerare la struttura come dissipativa e quindi con l’obbligo di adozione della duttilità e della gerarchia delle resistenze.

Inoltre non dovrebbe essere una scelta dello strutturista l’attribuzione di dissipativa e no ad un nuovo edificio ma una conseguenza insita nella struttura stessa, dovuta alla sua ubicazione e al metodo di verifica adottato (T.A. o s.l.u.)

Ciò premesso ci si domanda:

– cosa serve menzionare le strutture non dissipative visto che non si possono adottare come oggetto di calcoli, fatta eccezione di quelle in zona 4 e verificabili con le T.A.? (tipo 1 e 2 e classe I e II);
– inoltre a qual fine si afferma (cap 7) che le strutture da edificarsi in zona 4 possono essere calcolate con la metodologia indicata per le strutture non antisismiche dato che questo non devono formalmente più esistere sul territorio nazionale?

Mi permetto di aggiungere che, indipendentemente dalla esatta interpretazione delle norme sopra riassunte, mi sembra che le strutture in c.a. abbiano sempre una capacità di dissipare energia in campo inelastico per azioni cicliche ripetute senza che ciò comporti riduzioni significative della resistenza nei confronti delle azioni sia verticali che orizzontali, e che pertanto debbono essere sempre considerate dissipative e progettate con i procedimenti tipici della gerarchia delle resistenze per garantirne la duttilità (in classe di duttilità Alta o Bassa).
A maggior ragione la stessa problematica si presenta quando esiste la necessità reale di interventi su strutture esistenti.

Ed ancora, per quanto riguarda le strutture in acciaio si presenta la stessa dato che secondo il cap 7.5 si può progettare una struttura non dissipativa (come e quando?) e quindi senza soddisfare i requisiti di duttilità.

Ritengo tuttavia, contrariamente alla probabile impossibilità sopra espressa di studiare strutture non dissipative da verificarsi col metodo degli stati limite ultimi, che sia sempre possibile, anche se antieconomico, progettare strutture non dissipative con materiali di qualsiasi natura (anche se non fragili), adottando il fattore di struttura “q” unitario, insieme con l’utilizzo del livello di azione corrispondente allo Stato Limite Ultimo (SLU); in tal caso non è necessario l’utilizzo di accorgimenti tipici della gerarchia delle resistenze, il cui effetto si esplica solamente quando si supera il comportamento elastico della struttura.
Ciò anche nel caso di adeguamento di strutture esistenti rendendo possibile il metodo di analisi Pushover.
Ritengo altresì che in tal caso si debba garantire un livello significativo di duttilità secondo le prescrizioni contenute nel Capitolo 4 delle NTC 2008.

Ringrazio per l’attenzione, in attesa di una Vs. cortese delucidazione.

Risposta del 6 marzo 2012

La scelta di progettare una struttura dissipativa e non-dissipativa spetta al Progettista che per coerenza dovrà fare una serie di considerazioni (i.e. fare determinati tipi di analisi, adottare adeguati fattori di struttura, introdurre opportuni dettagli costruttivi e la “gerarchia delle resistenze”, …); pertanto si può sempre progettare strutture non-dissipative!
Una struttura può essere pensata come “non-dissipativa”,ma ovviamente sarà “più corposa” perché dovrà essere in grado di sopportare un sisma “da stato limite ultimo” (“SLV” o “SLC”) in campo elastico; tuttavia, nella realtà fisica, le strutture non-dissipative non esistono, perché la possibilità di “dissipare energia” in campo plastico è insita nei materiali indipendentemente dai dettagli costruttivi; si pensi ad esempio che l’EC8 afferma che il fattore q è sempre maggiore di 1,50 e pertanto le azioni sismiche da spettro elastico possono (secondo EC8) essere sempre abbattute di un 30% indipendentemente dai dettagli costruttivi.
Il concetto di poter progettare una struttura come “dissipativa” è una “possibilità” che la Normativa ci offre per “ridurre” le nostre strutture con certi accorgimenti (in particolare dettagli costruttivi e “gerarchia delle resistenze”) ma nessuno, tantomeno la Norma, vieta di fare di pensare strutture non-dissipative.

In altri termini:
il principio ispiratore della progettazione sismica è contenuto tra le varie righe del capitolo 7 della norma tecnica, dove oltre a regole generali della progettazione secondo i principali criteri antisismici (per esempio costruire strutture più regolari possibili, dotate di sistemi resistenti in due direzioni ortogonali, e facendo attenzione a limitare i moti torsionali per effetto di eccentricità tra centro di massa e rigidezza della struttura) vengono illustrati i concetti base di cosa vuol dire azione sismica e cosa vuol dire risposta strutturale nei confronti dell’azione sismica.

La norma ammette un livello di danneggiamento esteso e controllato delle costruzioni (SLC, SLV) e un livello di danneggiamento minore, comunque limitato (SLD, SLO): nel primo caso la risposta della struttura è affidata oltre che alla sua naturale resistenza (setti, muri, pilastri, nuclei), alla sua capacità di dissipare energia in campo plastico (o inelastico) in maniera ciclica secondo dissipazioni controllate e veicolabili dal progettista stesso in punti ben precisi della struttura, pur tuttavia considerando che nei riguardi degli stati limite di esercizio (un livello “diverso” di sollecitazione, corrispondente al secondo caso) la struttura possiede invece un comportamento fondamentalmente elastico e NON dissipativo.

Il fatto che la capacità dissipativa sia messa in conto nella progettazione avviene nel momento in cui si quantifica l’intensità dell’azione sismica (cioè il fattore di risposta al sisma), dove a partire dalle azioni cosiddette elastiche si estrapolano delle azioni di progetto in grado di rappresentare in maniera estremamente semplificata la capacità di dissipazione anelastica più o meno accentuata (strutture più o meno iperstatiche) della medesima struttura a seguito di plasticizzazioni localizzate, che esplicano la loro attivazione prima del verificarsi di meccanismi fragili (criteri di progettazione del Capacity Design o di “gerarchia”).

Pertanto:
Nel caso di nuove costruzioni
Il calcolo di una struttura è normalmente eseguito al primo ordine (condizione indeformata) e in campo lineare. La norma consente di poter progettare le nuove strutture sotto sisma secondo tre livelli di duttilità:
strutture non duttili;
strutture mediamente duttili (CD”B”, equivalente alla classe LDC – MDC, low and medium ductility class);
strutture fortemente duttili (CD”A”, equivalente alla classe HDC, high ductility class).

Quindi non è vero che non si possa progettare le strutture come non duttili, ma è sufficiente invece verificare a posteriori che tali strutture siano adeguatamente resistenti al sisma in campo elastico.
Se invece il progettista ipotizza che esistano particolari zone delle struttura a cui affidare la risposta alle azioni orizzontali in maniera che esse abbiano a comportarsi come non duttili, allora la norma, a patto di adottare particolari provvedimenti e criteri (particolari) costruttivi, mi concede di considerare un’azione sismica “progettualmente” ridotta.

Quanto alla progettazione alle T.A. in accordo con il par. 2.7 delle NTC è necessario precisare che al capoverso 4 del presente paragrafo si dice che è necessario assumere “le modalità costruttive e di calcolo di cui al D.M. LL. PP. citato (D.M. LL. PP. 16.01.1996, NdR)); ciò comporta l’introduzione di un certo grado di duttilità anche nelle strutture progettate alle T.A..
Le strutture in zona ex 4 (tipo 1 e 2, classi d’uso I e II) sono comunque soggette ad azioni sismiche molto basse, pertanto si dice che, ragionevolmente, e sotto particolari accorgimenti (che richiamano concetti comunque della strategia di progettazione antisismica), possano essere progettate secondo criteri non sismici.

Quesito 29 bis
Egregio Ingegnere, rileggendo il mio messaggio qui sotto riportato mi accorgo di essere incorso in una affermazione errata; la seguente in corsivo:

Aggiungo che, così come sopra espresso, risulta chiaro che le zone duttili (ad esempio i pilastri dei telai) debbano essere ancora resistenti dopo che le zone fragili siano collassate (le travi), o meglio che le cerniere plastiche si formino sulle travi essendo i pilastri ancora in regime elastico.

Credo invece che nelle strutture antismiche, per quello che si intende per Capacity Design, debbano essere esaminati tutti i possibili meccanismi di rottura, affidando la maggiore resistenza agli elementi più fragili affinché la loro rottura avvenga dopo la massima deformazione dell’insieme strutturale coesistente col sisma di progetto e permessa dagli elementi più duttili snervati ma ancora sufficientemente resistenti; pertanto alcuni elementi strutturali dovranno essere progettati non in base alle sollecitazioni di calcolo ma aumentandone opportunamente le loro resistenze (quelli ritenuti più fragili).

In sostanza: nel caso di un telaio a pilastri e travi i primi devono essere sufficientemente duttili da consentire la deformazione del telaio fino all’ insorgere delle cerniere plastiche agli estremi delle travi sovra-resistenti.

La struttura deve essere concepita in modo che le modalità di collasso delle zone dotate di duttilità, capacità deformative e dissipative precedano le modalità di collasso fragili; è così ?

Se è così si dovrà esaminare la struttura mediante analisi non lineare e la stessa dovrà essere dissipativa.

Risposta del 12 marzo 2012
Il concetto da Lei espresso (i.e. La struttura deve essere concepita in modo che le modalità di collasso delle zone dotate di duttilità, capacità deformative e dissipative precedano le modalità di collasso fragili) è condivisibile e presuppone che la struttura sia progettata adottando degli opportuni fattori di struttura q (>1). Ovviamente qualora si optasse a “pensare” ad una struttura come “non-dissipativa” (i.e. q=1) il discorso decade, perché la stessa rimane in campo elastico anche sotto l’azione sismica, quindi la “duttilità” non è più necessaria.
Quanto alle analisi da svolgere si rimanda al paragrafo 7.3 delle NTC, dove vengono presentate tutte le scelte possibili; si evidenzia che anche in presenza di analisi lineari è possibile tener conto della duttilità (che è legata a concetti di non-linearità) adottando le prescrizioni in termini di calcolo delle sollecitazioni, verifiche, dettagli costruttivi, … previsti nel capitolo 7 delle NTC (ed annessa circolare esplicativa).

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VGA passthrough con OVMF e QEMU-KVM

libvirt: parametri per QEMU

Bisogna modificare lo XML creato da virt-manager:

virsh edit nome_della_VM

per modificare i parametri passati a QEMU per fare lo spoof per i driver NVIDIA:

https://forum.level1techs.com/t/play-games-in-windows-on-linux-pci-passthrough-quick-guide/108981?source_topic_id=110696

<!-- modificare il namespace-->
<domain type='kvm' xmlns:qemu='http://libvirt.org/schemas/domain/qemu/1.0'>
<!-- aggiungere i seguenti parametri -->
<qemu:commandline>
<qemu:arg value='-cpu'/>
<qemu:arg value='host,hv_time,kvm=off,hv_vendor_id=null'/>
</qemu:commandline>

Installare i driver VirtIO

Scaricare la ISO da:  https://fedoraproject.org/wiki/Windows_Virtio_Drivers, e cercare i driver nelle seguenti directory:

  • NetKVM/: Virtio Network driver
  • viostor/: Virtio Block driver
  • guest-agent/: QEMU Guest Agent 32bit and 64bit MSI installers
  • qemupciserial/: QEMU PCI serial device driver
  • Balloon/: Virtio Memory Balloon driver

https://forum.proxmox.com/threads/ovmf-uefi-windows-10-boot-option-wont-stick.27376/

How I setup the VM

  1. Set up VM
  2. Select Windows 10
  3. Add a new vDisk using Virtio Bus (iothread + Write back Cache) as Virtio0
  4. add Qemu agent -> yes
  5. Add windows 10 Iso as First DVD on Sata0
  6. Add Virtio-win-0.1.117 as secondary DVD on Sata1
  7. Select Virtio Controller via Options Tab (afaik best practice is to use SCSI ontop of Virtio controller for Windows on SSDs)
  8. Verify your boot Orders. —> Disk then CD-Rom
  9. Install windows 10
  10. Start Windows VM
  11. Boot from Windows ISO (press any key to start from DVD/CD . . .) select “Install Now”, select windows 10 pro x64, custom install, “load Driver” option
  12. Select Virtio-DVD > Viostor > w8.1 > amd64
  13. Install Red Hat VirtIO SCSI controller (driver for your virtio0)
    “load Driver” option
  14. Select Virtio-DVD > VioSCSI > w8.1 > amd64
    uncheck the checkbox
  15. Install Red Hat VirtIO SCSI pass-through controller (in case you need it later)
    “load Driver” option
  16. Select Virtio-DVD > netKVM > w8.1 > amd64
    uncheck the checkbox
  17. Install Red Hat VirtIO Ethernet Adapter (you will need this later)
  18. Install windows regularly (like you’d normally do)
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Debian QEMU – VGA passthrough – Virt-Manager

Binding e unbinding dei driver

https://lwn.net/Articles/143397/
One new feature in the 2.6.13-rc3 kernel release, is the ability to bind and unbind drivers from devices manually from user space. Previously, the only way to disconnect a driver from a device was usually to unload the whole driver from memory, using rmmod.

In the sysfs tree, every driver now has bind and unbind files associated with it:

$ tree /sys/bus/usb/drivers/ub/
/sys/bus/usb/drivers/ub/
|-- 1-1:1.0 -> ../../../../devices/pci0000:00/0000:00:1d.7/usb1/1-1/1-1:1.0
|-- bind
|-- module -> ../../../../module/ub
`-- unbind

In order to unbind a device from a driver, simply write the bus id of the device to the unbind file:

echo -n "1-1:1.0" > /sys/bus/usb/drivers/ub/unbind

and the device will no longer be bound to the driver:

$ tree /sys/bus/usb/drivers/ub/
/sys/bus/usb/drivers/ub/
|-- bind
|-- module -> ../../../../module/ub
`-- unbind

To bind a device to a driver, the device must first not be controlled by any other driver. To ensure this, look for the “driver” symlink in the device directory:

$ tree /sys/bus/usb/devices/1-1:1.0
/sys/bus/usb/devices/1-1:1.0
|-- bAlternateSetting
|-- bInterfaceClass
|-- bInterfaceNumber
|-- bInterfaceProtocol
|-- bInterfaceSubClass
|-- bNumEndpoints
|-- bus -> ../../../../../../bus/usb
|-- modalias
`-- power
`-- state

Then, simply write the bus id of the device you wish to bind, into the bind file for that driver:

echo -n "1-1:1.0" > /sys/bus/usb/drivers/usb-storage/bind

And check that the binding was successful:

$ tree /sys/bus/usb/devices/1-1:1.0
/sys/bus/usb/devices/1-1:1.0
|-- bAlternateSetting
|-- bInterfaceClass
|-- bInterfaceNumber
|-- bInterfaceProtocol
|-- bInterfaceSubClass
|-- bNumEndpoints
|-- bus -> ../../../../../../bus/usb
|-- driver -> ../../../../../../bus/usb/drivers/usb-storage
|-- host2
| `-- power
| `-- state
|-- modalias
`-- power
`-- state

As the example above shows, this capability is very useful for switching devices between drivers which handle the same type of device (both the ub and usb-storage drivers handle USB mass storage devices, like flash drives.)

A number of “enterprise” Linux distributions offer multiple drivers of different version levels in their kernel packages. This manual binding feature will allow configuration tools to pick and choose which devices should be bound to which drivers, allowing users to upgrade only specific devices if they wish to.

In order for a device to bind successfully with a driver, that driver must already support that device. This is why you can not just arbitrarily bind any device to any driver. To help with the issue of adding new devices support to drivers after they are built, the PCI system offers a dynamic_id file in sysfs so that user space can write in new device ids that the driver should bind too. In the future, this ability to add new driver IDs to a running kernel will be moved into the driver core to make it available for all buses.


Metodo alternativo

https://www.kernel.org/doc/Documentation/vfio.txt

echo 1002 6739 | sudo tee /sys/bus/pci/drivers/vfio-pci/new_id

http://stackoverflow.com/questions/442833/forcing-driver-to-device-match

/sys/bus/usb-serial/drivers/cp2101

In this directory, there is a new_id file entry that can be used to dynamically add VID PID pair like this :

echo VID PID >new_id

Per caricare i moduli VFIO all’accensione e assegnarli ai dispositivi:

https://medium.com/@calerogers/gpu-virtualization-with-kvm-qemu-63ca98a6a172
Edit the initramfs at /etc/initram-fs/modules to ensure it has VFIO modules loaded on boot:

sudo vim /etc/initram-fs/modules

# Add to file
vfio
vfio_iommu_type1
vfio_pci
vfio_virqfd

sudo update-initramfs -u

Create a new module file located at /etc/modprobe.d/local.conf. This step binds the video cards to VFIO on boot so they are not claimed by the host OS (this script also binds VFIO post boot):

sudo vim /etc/modprobe.d/local.conf

# Add to file
options vfio-pci ids=10de:1b80,10de:10f0
options vfio-pci disable_vga=1

Reboot the server.

Note: 10de:1b80, 10de:10f0 are specific to our GPU hardware (GTX 1080s). These numbers refer to the video card and onboard audio. You can find your specific model / vendor numbers by running:

lspci -nnk | grep -i nvidia

4b:00.0 VGA compatible controller [0300]: NVIDIA Corporation Device [10de:1b80] (rev a1)
4b:00.1 Audio device [0403]: NVIDIA Corporation Device [10de:10f0] (rev a1)

At this point your physical host should be setup and ready to passthrough GPUs to guest VMs. You can verify IOMMU and VFIO are working by running the following:

sudo find /sys/kernel/iommu_groups/ -type l

# Your output should be a long listing of lines like this

/sys/kernel/iommu_groups/0/devices/0000:ff:0b.0
/sys/kernel/iommu_groups/0/devices/0000:ff:0b.1
/sys/kernel/iommu_groups/0/devices/0000:ff:0b.2
/sys/kernel/iommu_groups/1/devices/0000:ff:0c.0
...
...

lspci -nnk

# Find your VGA controllers, it should look similar to this

4b:00.0 VGA compatible controller [0300]: NVIDIA Corporation Device [10de:1b80] (rev a1)
    Subsystem: ASUSTeK Computer Inc. Device [1043:8591]
    Kernel driver in use: vfio-pci

GPU primaria: estrazione ROM

https://medium.com/@calerogers/gpu-virtualization-with-kvm-qemu-63ca98a6a172
Primary GPU Workaround

Another quirk that needs to be addressed is only necessary if you are passing through your primary GPU but interesting nonetheless. This behavior occurs with the GTX 1080, but did not with a Geforce 210 in my testing, so your results may vary.

Like motherboards, GPUs have their own BIOS (aka ROM) and when the computer boots the primary GPU is using a “shadowed” copy of the ROM file. This causes issues when doing passthrough. To workaround this you need to get a copy of a non-shadowed ROM file which is specific to the GPU model. In our case we had other non-primary GPUs we could dump the ROM from. You can also try 3rd party websites that provide ROMs but I did not have success with those.

First unbind a non-primary GPU from vfio-pci (if it is bound), for example:

echo “0000:4b:00.0” | sudo tee /sys/bus/pci/drivers/vfio-pci/unbind

Then dump the ROM contents to a file:

echo 0 | sudo tee /sys/devices/pci0000:00/0000:00:03.0/0000:4b:00.0/rom

sudo cat /sys/devices/pci0000:00/0000:00:03.0/0000:4b:00.0/rom &gt; gpu.rom

echo 1 | sudo tee /sys/devices/pci0000:00/0000:00:03.0/0000:4b:00.0/rom

Note: The echo 0 and echo 1 basically just switches the ROM into a readable state and then back again if you’re curious.

After you have a good ROM file you need to add this code to your VMs XML in the definition of the GPU which added earlier:


Patch dei driver NVIDIA

https://forums.linuxmint.com/viewtopic.php?t=229122

  1. Using KVM/qemu, boot your Windows 10 VM using the kvm=off option described above.
  2. Inside Windows, download the Nvidia graphics driver for your graphics card from here http://www.nvidia.com/Download/index.aspx?lang=en-us.
    The latest driver for my Nvidia GTX 970, as of this writing, is 372.54.
  3. Run the Nvidia driver installer. It will unpack the files to C:/NVIDIA/DisplayDriver/{version}/Win10_64/International/Display.Driver, with the driver as of this writing it will be C:\NVIDIA\DisplayDriver\372.54\Win10_64\International\Display.DriverExit the Nvidia installer once it unpacked the files !!!
  4. Download the Windows WDK from here: https://developer.microsoft.com/en-us/windows/hardware/windows-driver-kitOn the webpage that opens, go to step 2, then click “Install Windows Driver Kit (WDK) 10”. You do NOT need to install the other stuff!

    Run the installer and install the Windows Driver Kit (WDK).

  5. Download Python from https://www.python.org/downloads/. As of this writing the latest version is 3.5.2Run the installer.
  6. To enable testsigning:
    1. Right-click on the Windows menu icon and select “Command Prompt (Admin)”
    2. On the command prompt, enter
      Bcdedit.exe -set TESTSIGNING ON</code>

      and press Enter

    Later, if you wish to disable testsigning, use the following command:

    Bcdedit.exe -set TESTSIGNING OFF

    Important: Please be aware of the security risks when you run testsigned drivers.

  7. Reboot your Windows 10 VM.
  8. Open https://github.com/sk1080/nvidia-kvm-patcher and download the two script files (a Powershell script and a Python script):
    • gencert.ps1
    • patcher.py

    Both files must reside in the same location. (Note: I opened the file, copied the content into an empty Notepad file and saved it.)

  9. Open the Windows File Explorer and go to the folder where you saved the two files.Click “File”, then select “Open command prompt” -> “Open command prompt as administrator”.
  10. Before running the script, open the patcher.py file in Notepad or with IDLE (right click on the file and select) and check that the driver version you are going to install is actually supported by this patch. See below for reference:
    # TODO: Wildcard Search
    PATCHES = {
    “41FF978804000085C0”: “31C0909090909085C0”, # 361.91 – 368.39
    “41FF97B804000085C0”: “31C0909090909085C0”, # 372.54
    }
  11. Copy and paste the following onto the command line:
    patcher.py C:\NVIDIA\DisplayDriver\372.54\Win10_64\International\Display.Driver

    and hit Enter.Note: Replace the version (here “372.54”) in the path name with the Nvidia driver version you downloaded.

    The patcher.py script will run for a few minutes, after which you see “Warnings: None”. Hit Enter.

    The Python script will now execute the Powershell script and testsign the driver.

  12. Using the File Explorer, go to
    C:\NVIDIA\DisplayDriver\372.54\Win10_64\International

    and run “setup.exe” to install the patched Nvidia driver.

  13. Shutdown Windows and modify your qemu start script:
    -cpu host,hv_vapic,hv_time,hv_relaxed,hv_spinlocks=0x1fff \
    

    Note: Remove the “kvm=off” option and instead add “hv_vapic,hv_time,hv_relaxed,hv_spinlocks=0x1fff”

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JASP pareti in cemento armato

http://programmidicalcolo.forumcommunity.net/?t=51709986

[jasp] Criteri progettuali per le pareti

view post Inviato il: 16/7/2012, 12:26     +1   -1 Citazione

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Vorrei approfittare di questa discussione per avere alcuni chiarimenti.
Abbiamo 4 elementi finiti piani CST (Constant Strain Triangle) lastra triangolare con 3 nodi e 6 gdl, RST (forse s’intendeva LSR) (Linear Strain Rectangle) lastra rettangolare con 4 nodi e 8 gdl, DKT (Discrete Kirchhoff Triangle) piastra triangolare con 3 nodi e 9 gdl (Batoz 1980-82) e ACM (elemento Adini-Clough-Melosh, 1961-1963) piastra rettangolare con 4 nodi e 12 gdl. In particolare l’utente impiega shell che combinano opportunamente i due tipi (CST+DKT o LSR+ACM).
Con questo l’utente modella solette / platee e PARETI. Queste pareti differiscono dalle altre per il semplice fatto che queste sono meshate, mentre le altre sono macroelementi a quattro nodi.
Investighiamo sulle solette / platee. La norma non dice nulla e quindi ci si affida all’EC2: in particolare “appendici F, I dell’EC2-1 e la LL dell’EC2-2”. In particolare, visto l’impiego del solo EC2 e non dell’EC8, le combinazioni sismiche sono implicitamente quelle con q=1. Chiedo conferma su questo.Investighiamo sulle pareti. La norma distingue diversi tipi di pareti: la parete base, ossia quella senza pretese progettata secondo il solo §4 (o EC2) e quindi con q=1;
la parete debolmente armata progettata nel rispetto dei vincoli del §7 (dimensioni / >20% di carico gravitazionale..) con la concessione di un q (basso), ma un adeguamento degli sforzi taglianti Ved=Vanalisi * (q+1) /2.
Diversamente abbiamo le pareti tozze o snelle (distinte solo per la CDA) con l’impiego di un q, con specifici dettagli costruttivi, ma con un adeguamento degli sforzi taglianti spesso meno invasivo (da un Ved=Vanalisi * 1.5 per la CDB ad un Ved=Vanalisi*formula dipendente da M per CDA).
Infine abbiamo le pareti accoppiate.La domanda quindi è semplice:
con le pareti duttili, quale parete è stata modellata? La tozza / la snella, la “normale valida per la cdb”? Va bene per tutte?
la parete shell a quale tipo appartiene? è una parete base? è una parete debolmente armata? è anche valida per una tipologia duttile? tiene conto anche delle casistiche che riguardano le pareti accoppiate?
Qualora fosse solo una parete base: devo inserire q=1 o il programma capisce da sè che il q>1 inserito è incoerente?
Qualora fosse solo una parete debolmente armata: il programma incrementa in automatico il taglio sismico?
Qualora fosse implementata più di una tipologia di pareti: come fa il programma a distinguere la volontà del progettista?
view post Inviato il: 16/7/2012, 13:31     +1   -1 Citazione

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CITAZIONE (Massimo.T @ 16/7/2012, 12:26) 
Vorrei approfittare di questa discussione per avere alcuni chiarimenti.
Abbiamo 4 elementi finiti piani CST (Constant Strain Triangle) lastra triangolare con 3 nodi e 6 gdl, RST (forse s’intendeva LSR) (Linear Strain Rectangle) lastra rettangolare con 4 nodi e 8 gdl, DKT (Discrete Kirchhoff Triangle) piastra triangolare con 3 nodi e 9 gdl (Batoz 1980-82) e ACM (elemento Adini-Clough-Melosh, 1961-1963) piastra rettangolare con 4 nodi e 12 gdl. In particolare l’utente impiega shell che combinano opportunamente i due tipi (CST+DKT o LSR+ACM).
Con questo l’utente modella solette / platee e PARETI. Queste pareti differiscono dalle altre per il semplice fatto che queste sono meshate, mentre le altre sono macroelementi a quattro nodi.

il progettista inserisce delle macroShel (che sono chiamate pareti o piastre ) tra 3 o 4 nodi e il programma le mesha

CITAZIONE
Investighiamo sulle solette / platee. La norma non dice nulla e quindi ci si affida all’EC2: in particolare “appendici F, I dell’EC2-1 e la LL dell’EC2-2”. In particolare, visto l’impiego del solo EC2 e non dell’EC8, le combinazioni sismiche sono implicitamente quelle con q=1. Chiedo conferma su questo.

A mio avviso si. Ma alcuni progettisti non sono d’accordo.

In Jasp 4.0 esiste un nuovo parametro in menu/archivio/criteri di progetto/opzioni verifiche chiamato kSisma. Questo è il coefficiente di amplificazione del sisma, in pratica il progettista può decidere di amplificare le azioni sismica in un singolo elemento o meglio in tutti gli elementi che hanno uno specifico criterio di progetto.
in questo modo, ponendo questo parametro pari a q, praticamente, è possibile progettare per lo spettro elastico un intero groppo di elementi .
Per esempio: le travi di fondazioni, le pareti del piano cantinato, i pilastrini del piano cantinato, i pilastrini del sottotetto.

In questo modo ogni progettista si cuce su misura la propria interpretazione delle norme.

CITAZIONE
Investighiamo sulle pareti. La norma distingue diversi tipi di pareti: la parete base, ossia quella senza pretese progettata secondo il solo §4 (o EC2) e quindi con q=1;
la parete debolmente armata progettata nel rispetto dei vincoli del §7 (dimensioni / >20% di carico gravitazionale..) con la concessione di un q (basso), ma un adeguamento degli sforzi taglianti Ved=Vanalisi * (q+1) /2.
Diversamente abbiamo le pareti tozze o snelle (distinte solo per la CDA) con l’impiego di un q, con specifici dettagli costruttivi, ma con un adeguamento degli sforzi taglianti spesso meno invasivo (da un Ved=Vanalisi * 1.5 per la CDB ad un Ved=Vanalisi*formula dipendente da M per CDA).
Infine abbiamo le pareti accoppiate.La domanda quindi è semplice:
con le pareti duttili, quale parete è stata modellata? La tozza / la snella, la “normale valida per la cdb”? Va bene per tutte?
la parete shell a quale tipo appartiene? è una parete base? è una parete debolmente armata? è anche valida per una tipologia duttile? tiene conto anche delle casistiche che riguardano le pareti accoppiate?
Qualora fosse solo una parete base: devo inserire q=1 o il programma capisce da sè che il q>1 inserito è incoerente?
Qualora fosse solo una parete debolmente armata: il programma incrementa in automatico il taglio sismico?
Qualora fosse implementata più di una tipologia di pareti: come fa il programma a distinguere la volontà del progettista?

In Jasp 4 è possibile inserire anche le pareti modellate con WMCs (con dei grandi pilastri) come in Jasp 3.7.
Le pareti duttili di elevazione sono trattate come nella versione 3.7 www.ingegnerianet.it/esempi/parete_CDA.php www.ingegnerianet.it/esempi/parete_CDB.php

La pareti modellate con shell possono essere usate negli altri casi in cui il progettista le ritenga utili, ma in questo caso Jasp non effettua alcun calcolo di sollecitazioni di tipo globale (su tutta la parete), tranne ciò che è specificatamente scritto in questo esempio www.ingegnerianet.it/esempi/parete_di_taglio.php che resta opzionale.

view post Inviato il: 16/7/2012, 13:49     +1   -1 Citazione

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CITAZIONE (Silvestro Giordano @ 16/7/2012, 13:31) 
In Jasp 4.0 esiste un nuovo parametro in menu/archivio/criteri di progetto/opzioni verifiche chiamato kSisma. Questo è il coefficiente di amplificazione del sisma, in pratica il progettista può decidere di amplificare le azioni sismica in un singolo elemento o meglio in tutti gli elementi che hanno uno specifico criterio di progetto.
in questo modo, ponendo questo parametro pari a q, praticamente, è possibile progettare per lo spettro elastico un intero groppo di elementi .
Per esempio: le travi di fondazioni, le pareti del piano cantinato, i pilastrini del piano cantinato, i pilastrini del sottotetto.
In questo modo ogni progettista si cuce su misura la propria interpretazione delle norme.

è possibile distinguere due coefficienti in modo da poter incrementare le sollecitazioni distinguendo tra Momento e Taglio?
Per le pareti ad es. la necessità dell’adeguamento riguarda solo il taglio (per il momento è prevista solo una traslazione verticale), mentre per altre tipologie di elemento [per le solette il kSisma è q; per gli elementi piloty il kSisma è 1.4] tale coefficiente riguarda sia il taglio e sia il momento.

view post Inviato il: 16/7/2012, 16:15     +1   -1 Citazione

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I parametri kNM, k Taglio, k Mt, se specificati, vanno a sostituite quelli utilizzati in automatico da Jasp. In particolare le sollecitazioni sono amplificate in automatico per le travi di Winkler e per il taglio delle pareti. Per specificare un coefficiente inserire un valore numerico.
il parametro k Sisma in automatico è posto pari a 1. Se specificato le azioni sismiche sono aumentate del fattore indicato.

Parto dal presupposto che kTaglio riguardi esclusivamente la componente sismica del taglio. (*)

Per elementi Piloty si suggerisce kSisma=1.4 (5° capoverso del §7.2.3.)
Per le solette si suggerisce kSisma=q
Per le pareti si suggerisce un kTaglio rispettivamente pari a:
parete “base”–>q
parete debolmente armata–>(q+1)/2
parete cdb–>1.5
parete cda tozza–>varia in funzione del Med della specifica combinazione sismica in esame.
parete cda snella–>varia in funzione del Med della specifica combinazione sismica in esame.

==============================

(*): questo perchè non vorrei che ad es. una parete snella/tozza ben dimensionata si riveli eccessivamente armata perchè una combo STATICA in cui Mrd (che comunque è elevato, anzi maggiormente elevato dato che N è maggiore) affiancato all’Med ben sotto la media porti a valori alti la parte sx della 7.4.14 o il primo membro della 7.4.13.
E’ pur vero che ogni combo ha il suo coefficiente d’amplificazione del taglio.. Ma questo vale limitatamente alle combo sismiche.

view post Inviato il: 16/7/2012, 16:37     +1   -1 Citazione

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Se paliamo di pareti modellate con shell le tensioni di una lastra sono σx, σy, τxy
in questo caso sono trattate in modo unitario dal programma e le verifiche sono puntuali, a meno di voler decidere di far fare al programma la media su tutte le tensioni. Facendo la media della tensioni σx, σy potrebbero diventare essere prive di senso. Nella modellazione lastra non vi sono tensioni puntuali di momenti, ma solo σx, σy, τxySe parliamo di WMCs Jasp, già nella versione 3.7 amplifica la sollecitazione tagliante.
www.ingegnerianet.it/esempi/parete_CDB.php
www.ingegnerianet.it/esempi/parete_CDA.php
In questo caso i parametri su cui agire per amplificare le sollecitazioni sono 4
• kNM: Coefficiente di amplificazione delle sollecitazioni di progetto N, Mx e My (tutte sismiche e non)
• k Taglio: Coefficiente di amplificazione delle sollecitazioni di progetto Vx e Vy. (tutte sismiche e non)
• k Mt: Coefficiente di amplificazione del momento torcente di progetto. (tutte sismiche e non)
• k Sisma : Coefficiente di amplificazione delle azioni sismiche. In questo caso per il calcolo di una sollecitazione di progetto viene amplificata solo la componente sismica.
Agendo opportunamente su questi parametri credo si possano creare ottenere sempre il risultato desiderato, anche perché in genere per le pareti di taglio le sollecitazioni peggiori sono quelle SLV (cioè spesso quelle non sismiche sono poco significative)

view post Inviato il: 17/7/2012, 10:28     +1   -1 Citazione

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Il mio invito è quello di postare questo esempio:
www.ingegnerianet.it/esempi/parete_di_taglio.php
con le opportune scelte dei criteri progettuali (attualmente vedo che non tutti i criteri sono in “auto”) al fine di ottenere il medesimo risultato in termini di armature per entrambe le pareti.
view post Inviato il: 17/7/2012, 10:53     +1   -1 Citazione

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CITAZIONE (Massimo.T @ 17/7/2012, 10:28) 
Il mio invito è quello di postare questo esempio:
www.ingegnerianet.it/esempi/parete_di_taglio.php
con le opportune scelte dei criteri progettuali (attualmente vedo che non tutti i criteri sono in “auto”) al fine di ottenere il medesimo risultato in termini di armature per entrambe le pareti.

i parametri specifici per la verifica delle shell stanno in :
menu/archivio/criteri di progetto/opzioni progetto shell
www.ingegnerianet.it/manuale_jasp/archivio.php

in particolare è selezionata l’opzione: soll sism medie = SI

view post Inviato il: 17/7/2012, 12:20     +1   -1 Citazione

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forse non mi sono spiegato:
ora mi ritrovo con macroparete armata con pilastrini e ferri nel campo centrale equiparabili a una sorta di doppia rete elettrosaldata,
nella mesh ho invece solo la doppia rete elettrosaldata.essendo l’elemento “reale” identico, e visto che siamo di fronte alla scelta della CDB, m’immagino che ad entrambe debba essere riservato il medesimo trattamento salvo che una delle due sia intesa diversa dall’altra.
Leggo che V è pari a 700kN (PS: è da intendersi quello d’analisi o quello già moltiplicato per 1.5? Nel seguito lo considero come valore d’analisi ancora da moltiplicare)

In base al risultato finale (inserimento di pilastrini) deduco che essa è intesa come parete duttile (kTaglio=1.5).
V=700kN —> Ved=1050kN;
M=2100kNm–> Med=2100kNm
su questi valori m’immagino sia stata condotta le progettazione dei ferri, imponendo quantomeno i ferri minimali del criterio e avrei usato le formule richiamate dal §7.4.4.5.2.1.

Similmente m’immagino che la parete meshata abbia valori di sforzi integrali identici (salvo approssimazioni matematiche e di modello); sforzi che comunque non leggo nei tabulati.
Ora quì io ho un buco nella logica del mio ragionamento.
Al termine mi ritrovo che questa parete è armata con qualcosa in meno dell’altra.
Fosse stata intesa come parete duttile avrei dovuto incrementare gli sforzi integrali del taglio e applicare i medesimi criteri progettuali.

Diversamente, fosse stata intesa come parete debolmente armata avrei dovuto incrementare gli sforzi per (1+q)/2=(1+3.9)/2=2.45 (kTaglio) (PS: ho preso pari pari il dato contenuto nella schermata, immagino senza darci importanza anche in base al fatto che non è un dato cardine del test)
V=700kN —> Ved=1715kN;
M=2100kNm–> Med=2100kNm
ma mi sarei risparmiato i criteri progettuali del §7 e avrei semplicemente dovuto usare le formule richiamate dal §7.4.4.5.2.1. /.2
Per poterlo fare, io progettista, avrei dovuto controllare che tale struttura sia costruita solo da pareti debolmente armate (la presenza di pareti duttili fa sì che tutte lo siano) e gli altri requisiti..
Diversamente restava la scelta di impiegare pareti “base” (kSisma=q):
V=700kN —> Ved=2730kN;
M=2100kNm–> Med=8190kNm
ma mi sarei risparmiato i criteri progettuali del §7 e avrei semplicemente dovuto usare le formule del §4 che altro non sono che quelle richiamate dal §7.4.4.5.2.1. /.2 (salvo il limite sullo sforzo assiale).

E’ abbastanza chiaro che la parete meshata non segue le logiche del §7. Immagino che quindi si tratti della parete “base” a cui sia doveroso associare l’impiego del kSisma=q e che si associa l’uso della formulazione delle solette anzichè quella delle pareti.

Detto questo ricordo che Bilello ci ha mostrato come passare dalle tensioni puntuali nei vertici dei singoli elementi della mesh ai valori integrali. Questo è indispensabile per poter gestire completamente le pareti con la mesh.
A margine aggiungo solo che con poco sforzo in più è poi possibile aggiungere ulteriori sforzi provenienti da eventuali elementi “immersi” nel bidimensionale (penso alla volontà del progettista d’inserire pilastri fittizi che al piano successivo risulteranno pilastri “reali”). Questo può essere un aspetto che può apparire confusionario o inutile, ma è e resta un’appendice al discorso principale.

Pertanto penso che il salto che già ora Jasp ha fatto grazie al tuo impegno merita solo un breve saltino in avanti per ottenere grossi risultati.

view post Inviato il: 17/7/2012, 13:51     +1   -1 Citazione

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L’obiettivo del test è dimostrare la sostanziale equivalenza tra la formula (F.4) EC2 per la verifica dell’armatura di una lastra e la formula (4.1.19) NTC08 .
Inoltre il caso di test vuole dimostrare l’affidabilità del programma nel calcolo della madia.
In questo test l’amplificazione della forza di taglio per il modello WMCs è posto ad 1.Il test non vuole dire nulla sul coefficiente di amplificazione del taglio sismico, infatti non riguarda una struttura, ma una sola parete.

Per quanto riguarda il calcolo delle tensioni su di una sezione di una parete modellata con shell, cioè l’integrazione delle tensioni, Jasp non effettua questa operazione, non tanto per la difficoltà di passare dalle tensioni alle sollecitazioni, ma per la difficoltà di gestire la l’operazione in casi generali (macropareti affiancate, macropareti affiancate che generano una sezione a C, ad L, a T , a doppio T ecc, pareti che con l’altezza cambiano sezione)
pertanto
o la cosa va fatta per bene, contemplando tutti questi casi e ti posso assicurare con l’ultimo problema è calcolare le tensioni della sezione a partire da quelle della piastra, (ed il problema principale è cercare di capire cosa ha in testa il progettista quando inserisce i dati)
o è meglio lasciare il modello WMCs che è semplice e per singole pareti in grado di convergere al modello shell (vedere risultati del test www.ingegnerianet.it/esempi/lastra_mensola.php)

Per quanto riguarda i coefficienti di amplificazione del taglio, Jasp tratta in automatico solo el pareti duttili CDA e CDB, per gli altri casi si deve manualmente impostare il coefficiente di amplificazione nei criteri di progetto.

La procedura proposta in www.ingegnerianet.it/esempi/parete_di_taglio.php deve essere selezionata con particolare cautela, perché in caso di parete singola inflessa si andrebbero a mediale le tensioni di compressione, con quelle di trazione.
In pratica la procedura può avere senso solo in caso di pareti di un piano cantinato inserite perimetralmente al di sotto di un edificio, in questo caso infatto in ogni singila macroparete σx è sostanzialmente constante o poco rilevante.

view post Inviato il: 17/7/2012, 17:03     +1   -1 Citazione

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sì ma io non mi ritrovo con questa ipotesi.
l’integrazione delle tensioni è vero che si complica per pareti a forma complessa (e mi riferisco a forme a L o a C o altre del genere), ma per esse la complessità è così elevata (riferendomi all’EC8 per una parete ad “L” 4x4metrixh3 di spessore 20cm occorre scindere la verifica in due: una parete 0.75x4metri x h3 in una direzione e 4×0.75xh3 nell’altra. Una complicazione così spinta è piuttosto lontana dalle richieste degli utenti. Non penso esista un programma così articolato, anche se il problema riguarda tutte le pareti dei piani cantinati, tutti i nuclei ascensore e tante altre situazioni.)riguardo invece il cambio di sezione c’è da dire che l’integrazione viene fatta su una linea posta ad una certa altezza e tiene conto dello spessore del singolo elemento della mesh interessato dalla linea.

—-

ma quello che non riesco a capire è perchè non si considera l’elemento ingegneristico parete indipendentemente da come esso sia stato modellato.
una parete è un elemento sxlxh in cui s è <= l/4: sia esso modellato come monodimensionale, come bidimensionale o come mesh di elementi tridimensionali. il denominatore è comune l’unica cosa che cambia è il metodo di modellazione.

view post Inviato il: 17/7/2012, 17:48     +1   -1 Citazione

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CITAZIONE (Massimo.T @ 17/7/2012, 17:03) 
sì ma io non mi ritrovo con questa ipotesi.

Nel caso di una sola parete duttile con sezione rettangolare, i risultati della modellazione shell convergono ai risultati della modellazione beam di Timoshenko.

Cioè per avere gli stessi spostamenti un beam di Timoshenko bisogna creare un modello con shell sufficientemente fitto.

In pratica per una sola parete i risultati della modellazione con shell sono sempre peggiori dei risultati ottenuti con Timoshenko.

www.ingegnerianet.it/esempi/lastra_mensola.php

view post Inviato il: 17/7/2012, 18:40     +1   -1 Citazione

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sicuramente i risultati convergono, la stima è approssimata e converge infittendo.
fin quì ci siamo.
quello che però dico è che:
così come per le pareti (quelle modellate con macroelementi) intervieni sulle sollecitazioni per ottenere le azioni di calcolo da sottoporre a verifica e sottoponi a criteri progettuali.
anche per queste pareti (quelle modellate con mesh) bisognerebbe intervenire sulle sollecitazioni e applicando criteri progettuali.prendi ad es. questo test: http://www.ingegnerianet.it/esempi/mensola…_beam_fitto.jas
in esso paragoni sforzi/spostamenti. Benissimo! Illustri come valutare l’infittimento all’utente.
Una volta fatto questo hai di fronte la consapevolezza che i due modelli si equivalgono, con i pregi/difetti dell’uno e quelli dell’altro.
L’utente può quindi scegliere cosa che prima non poteva fare.

Ora però arriviamo in fondo.
Quella parete modellata con mesh che per la norma è una parete base (ahimè in questo 3d l’ho chiamata così e mi porto avanti questo brutto nome) / parete duttile / parete debolmente armata / parete snella / parete tozza, non cambia la sua natura in base a come è stata modellata.
Essa è duttile perchè scelgo di progettare in CDB e tale parete non è appartenente ad altre categorie.
Essa è tozza perchè scelgo di progettare in CDA e ha delle dimensioni ben precise.
eccecc

Estremizzo dicendo che potevo anche modellarla con elementi brick o elementi biella o qualche altra diavoleria, ma la sostanza non cambia.
Il progettista è infatti chiamato a dimostrare che essa sia rispettosa della norma di riferimento.

La norma prevede aumenti sull’azione tagliante (azione che quindi va individuata), traslazioni verticali dell’azione flettente (azione che anch’essa va individuata) e un +/-50%­N per q>2.
Prevede infine specifiche formule di verifica. Questo nello standard.

Diversamente scatta la necessità di “analisi più accurate” basate sull’effettiva risposta della parete al sisma, ossia basate su azioni congrue agli spostamenti sismici. Ovvero è necessario porre kSisma=q.

view post Inviato il: 17/7/2012, 19:39     +1   +1   -1 Citazione

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Si, è chiaro.
In verità Jasp per trattare le pareti, già della versione 3.7 ha a disposizione il modello WMCs.Modellare una parete duttile con shell è interessante, ma sviluppare il codice per permettere ciò e meno banale di quanto può apparire ed i vantaggi della possibilità del doppio modello non sono evidenti, se non per pareti di sezione strane (C, T , ecc)

Durante lo sviluppo di Jasp 4 ho preso in considerazione di inserire la possibilità della doppia modellazione, ma man mano che andavo avanti il rapporto costo/benefici sembrava sempre più altro, anche perché i benefici sembravano sempre più piccoli.

Ho deciso quindi di non inserire questa possibilità ma di concentrare le energie su altro.

Salvo casi particolari io utilizzerei comunque la modellazione WMCs, che è immediato e non inferiore, per le pareti semplici, alla modellazione shell.

Solo per le pareti del piano cantinato, che possono avere spinte dovute alla terra, ho pensato di dare la possibilità di calcolare la tau sismica media.

Come ti dicevo la maggior parte delle energie sono state spese per le piastre e per il punzonamento.

Nelle prossime versioni di Jasp, saranno aggiunte 2 funzionalità davvero indispensabili: il computo e gli esecutivi delle pilastrate (per adesso sono disegnate solo le sezioni dei pilastri).

Poi si vedrà

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Seconda Guerra mondiale in sintesi

https://it.wikipedia.org/wiki/Gottfried_Feder
Gottfried Feder
Durante la prima guerra mondiale, sviluppò una grande ostilità verso i banchieri e elaborò nel 1919 il Brechung der Zinsknechtschaft, un manifesto contro l’asservimento ai grandi interessi.

Seguì, subito dopo, la fondazione d’un gruppo per la nazionalizzazione di tutte le banche e per l’abolizione degli interessi bancari, il Deutschen Kampfbund zur Brechung der Zinsknechtschaft.

Lo stesso anno partecipò assieme a Anton Drexler, Dietrich Eckart e a Karl Harrer alla fondazione del Partito operaio tedesco], il Deutsche Arbeiterpartei, DAP, che sarebbe diventato Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP).

https://fcel2008.wordpress.com/2013/06/15/menachem-begin/
Menachem Begin
Primo Ministro d’Israele, 1977 – 1983
Premio Nobel per la pace del 1978

La nostra razza e’ la razza padrona. Noi siamo gli unici semi-dei, con qualita’ divine, di questo pianeta. Noi siamo tanto diversi da tutte le altre razze inferiori quanto loro lo sono dagli insetti, di fatto, quando comparate alla nostra Razza, tutte le altre razze sono composte da bestie, nel migliore dei casi loro sono i nostri ovini e bovini. Noi possiamo considerare le altre razze come i nostri escrementi umani. … Il nostro destino naturale e’ il dominio delle razze inferiori, il nostro Regno qui, in terra, dovra’ essere comandato con l’uso del bastone di ferro. Le masse di razze inferiori dovranno sempre leccare i nostri piedi e servirci come schiavi.

Goldwin Smith

Jewish Professor of Modern History at Oxford University, October, 1981
“Noi ebrei consideriamo la nostra Razza superiore in tutta l’umanità e guardiamo avanti non verso la finale unione con le altre Razze, ma verso il trionfo su di esse.”

Oggi possiamo vedere che i vincitori della Guerra stanno schiavizzando l’ occidente, in favore della finanza internazionale, in nome della pace e della collaborazione universale.

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Ajax Error Handling

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